ERASMUS+ , un programma aperto ad associazioni ed enti non profit.

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Molto spesso si è sentito parlare di “generazione Erasmus” come di quella generazione, che negli ultimi 30 anni, ha avuto l’opportunità di svolgere un periodo di studio all’estero durante gli anni universitari. Il programma ha avuto un successo condiviso ampiamente ed altrettanto ampiamente si è evoluto. Dal 2014 ha preso il nome di Erasmus+ e consente, oltre alla mobilità degli studenti universitari, molte altre attività. In generale si può dire che funga da accademia della cooperazione comunitaria, è strutturato in modo semplificato per consentire alla più ampia platea possibile, l’accesso ai finanziamenti UE. Erasmus+ si articola in diverse azioni chiave, a seconda delle attività consentite ed ai destinatari previsti. I settori principali sono: scuola, formazione, università, gioventù, adulti e sport. Per ogni settore ci sono bandi che riguardano: la mobilità, gli scambi di buone pratiche, i partenariati strategici (che consentono la creazione di soluzioni innovative per far fronte ad un problema condiviso), i tirocini per la formazione dei giovani. A Erasmus+ possono quindi partecipare, oltre che le scuole e le università, anche le agenzie formative, le associazioni no profit e le imprese private i centri di ricerca pubblici e quelli privati, camere di commercio ecc. Praticamente tutti possono creare un progetto da finanziare con i fondi del programma ed iniziare un progetto di cooperazione internazionale. L’importanza di questo programma è evidente soprattutto nei numeri. Nonostante la crisi pandemica e la difficoltà di spostamento, Erasmus+ ha visto crescere la propria dotazione finanziaria di 10 miliardi di € arrivando a oltre 24 Miliardi per il settennato. Erasmus+ è il programma più finanziato dopo Horizon (il programma per la ricerca e lo sviluppo). Tra le attività meno note, ci sono quelle che si possono svolgere all’interno dell’azione chiave 2 (KA2 strategic partnerships). In questa misura, è possibile la cooperazione per il conseguimento degli obiettivi del programma attraverso la creazione di “outputs” ovvero prodotti che hanno la sola condizionalità di dimostrare la soluzione di un problema condiviso. Probabilmente è la misura più utile, non solo per le associazioni e gli enti di formazione ma anche per le pmi e per gli enti che sono in grado di introdurre e condividere dei contenuti innovativi. Per le realtà, pur piccole, che hanno un’aspirazione internazionale, questa misura di Erasmus+ rappresenta un’opportunità molto valida, sia per l’aspetto economico (i progetti hanno una dimensione tra i 200 e i 400 mila€) sia per la possibilità di lavorare, per un periodo rilevante, su scala sovranazionale e di confrontarsi con diverse procedure e metodi di lavoro. Per chi ha nell’innovazione il proprio core business è possibile, ad esempio, formalizzare un manuale di linee guida per la creazione di start up o delle metodologie per l’accompagnamento di nuove imprese come soluzioni alternative all’assistenzialismo per gli inoccupati-disoccupati o per la valorizzazione, in termini di impresa, del lavoro femminile. Ovviamente le mobilità internazionali restano fondamentali nell’ambito del programma, ma pensare che Erasmus+ si limiti agli aperitivi in Costa Brava o alle feste tra ventenni a Londra e Berlino, significa chiudere gli occhi dinnanzi ad una serie di opportunità in grado di far fare un salto di qualità a molte esperienze, non solo formative ma anche imprenditoriali.